Per me, è sempre di più Bonconte !!!!

by sabine | gennaio 30th, 2012

Venerdì 27 Gennaio si è svolta a Rimini, presso l’aula Magna dell’Università, un’interessante conferenza su ” Piero della Francesca e l’Umanesimo Tragico “.

Il relatore, Prof. Cacciari, ha con dovizia, espresso la sua convinzione che l’Umanesimo non visse – come ” scolasticamente ” ci è stato tramandato – in un ambiente sereno, quasi aulico. Tuttaltro : fu un periodo di forti tensioni sociali e di livello di vita che spesso non superava la sopravvivenza, a parte i pochi eletti.
E Piero della Francesca ne fu fedele testimone.
Il parallelismo che il Prof. Cacciari ha eseguito sugli sguardi e posizioni del corpo del Cristo del Battesimo e del Cristo della Resurrezione ne sono le prove chiare. Quegli sguardi così disincantati, profondamente umani, quasi tristi per ciò che essi vedevano, non trasmettono altro che la profonda consapevolezza della tragicità della realtà oggettiva.

Inevitabilmente si è poi giunti alla Flagellazione, uno dei dipinti più enigmatici di tutta l’arte figurativa occidentale.
Un’analisi attenta dell’opera non poteva esimersi dalla ipotetica identificazione dei vari personaggi.
Ci si trova quasi tutti d’accordo su quelli più importanti (dal Pilato/Paleologo, al Turco/Arabo di spalle, al Cardinale Bessarione, al compagno fraterno di Federico : Gianni Bacci).

Ma poi – come al solito – ci si azzuffa per il giovane biondo con la veste rossa.

Per Cacciari si tratterebbe della figura del ” PUER “, potenziale, giovane, nuovo Imperatore Cristiano che avrebbe dovuto essere ricondotto a Costantinopoli da riconquistare ai Turchi. Ciò con l’ausilio dell’opera diplomatica del Bessarione e la “raccomandazione” di G. Bacci al suo amico fraterno Federico da Montefeltro che, quale migliore campione di guerra del tempo, avrebbe dovuto mettersi a capo delle truppe Cristiane.

Ma non mi ha convinto.
Per me, il giovane biondo rimane sempre di più Bonconte, figlio ” naturale ” di Federico, giovane che aveva le stesse capacità eccelse del padre : a 14 anni conosceva e scriveva in 3 lingue diverse, colto e nello stesso momento valente guerriero. Non a caso morì prematuramente a Capua mentre, sebbene ancora così giovane, comandava alcune truppe dell’esercito del padre.

Ma perché è nel dipinto ?
Sono sempre più convinto ( tesi non mia, sia chiaro !!! ) che quel furbone di Piero ( non a caso così preciso e perfettamente radicato nel reale ) abbia scelto di inserire l’amato figlio di Federico nella pittura affinché il messaggio in essa contenuto, arrivasse forte e diretto al cuore del padre, come forte e diretto era il dolore dovuto alla prematura perdita di Buonconte.
Il messaggio necessitava di un veicolo : e qui c’è lo stratagemma perfetto.

Bessarione, grande ambasciatore del Papa, visita spesso Urbino ed altre città in Italiane, perorando la causa di una nuova crociata contro i Turchi, avendo essi appena conquistato Costantinopoli.
Sembra più che ovvio che tale campagna militare necessitava della guida del migliore campione dell’epoca : Federico da Montefeltro.
Ma Federico, da buon pragmatico, capisce le enormi difficoltà, probabilmente insuperabili, che tale campagna propone. E perciò ” nicchia”.
Allora Bessarione ci prova in un altro modo : cerca una sanissima, ” italianissima ” raccomandazione !!
Si reca dall’amico fraterno di Federico, Gianni Bacci da Arezzo, e chiede a lui aiuto. Gianni si rende conto che se le parole di Bessarione non avevano sortito effetto, neanche le sue sarebbero state utili.
Occorreva qualcosa di diverso. Uno strumento più sottile, strisciante, costante. Quasi un veleno ……….
E come diluirlo, questo messaggio, in modo da non essere subito riconosciuto e respinto ??
L’ARTE !!!! Diluirlo nell’arte, materia di cui Federico si “ciba” regolarmente e di cui non riesce a farne a meno.
In quei giorni, Piero lavora per Gianni Bacci : sta affrescando San Francesco ad Arezzo.
Gianni confida il suo piano a Piero, ma ovviamente non sa come concretizzarlo.
” … Ghe pensi mi !!!! …. ” gli risponde Piero ( anche se non parlava milanese, credo ).
E così, da grandissimo maestro quale era, Piero concepisce questa opera straordinaria.
Piccola, perchè doveva essere trasportata da campo a campo nella tenda del capo, e robusta. Tavola che doveva apparire sopra la branda di Federico sempre, ogni singola notte.
E la immediata fitta al cuore che Federico inevitabilmente avrebbe provato nel vedere l’amato figlio, avrebbe portato con sè – come un virus invisibile – anche il grido d’aiuto che il mondo gli lanciava : ” … la perdita di Costantinopoli è come la Flagellazione del Cristo : è preludio di morte !! Mettiti al comando delle truppe o sarà troppo tardi per tutti !! … ”

Grande Piero !!!

Che dite, troppo vino ???

Riccardo

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.