“lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le arti” : gli sarebbe piaciuto incontrare Piero

by sabine | marzo 24th, 2013

“Piero è il pittore che amo di più”, disse un giorno Michelangelo Antonioni ad Aldo Tassone, il suo cinema lo dimostra. Nell’unica sequenza del Deserto rosso – realizzato in una casupola fatiscente che ricorda le fragili capanne della Natività rinascimentale – c’è una scena in cui Monica Vitti fa uno strano gioco con un uovo. Come non pensare alla Pala Montefeltro di Piero della Francesca, conservata alla Pinacoteca di Brera, con quell’uovo sospeso sopra il capo della Vergine, che pende dalla grande conchiglia che fa da volta all’abside?

Yves Bonnefoy affronta questo celebre dipinto con un proponimento teorico-poetico: suggerisce per quanto riguarda l’arte di Piero, una “sospensione del significato a vantaggio di uno sguardo accresciuto sul dato naturale nella sua evidenza immediata”. Bonnefoy evidenzia che anche nella Flagellazione di Cristo della Galleria Nazionale delle Marche a Urbino il supplizio di Cristo non è rappresentato che in in secondo piano, e in modo assai poco realistico, come se fosse d’un altro tempo o d’un altro luogo –
Piero della Francesca così come Michelangelo Antonioni: il ritmo meditato delle composizioni, il posizionamento calcolato delle figure, la loro silenziosa immobilità, espressione riservata e lontana, la superiorità della forma sul sentimento, la purezza luminosa dei colori .
Bonnefoy suggerisce che gli studiosi non si sono soffermati sull’enigma posto figurativamente dal maestro, come se contasse soltanto il contenuto…
L’uovo manipolato da Monica Vitti è dunque il segno euristico della legittimità dell’intera opera antonioniana?
Anche l’opera del cineasta italiano può essere assegnata a una strategia dell’enigma. Infatti anche nei suoi film ” non capire permette di vedere. Di accedere nel vedere distratto e superficiale nella pratica ordinaria – quella che vuol bene approfondirsi ma ne è distolta dalle sue imprese a più breve termine, quelle del significato, per l’appunto – a un secondo livello in cui può cominciare a farsi intendere la musica infusa in ciò che è. Insomma, vedere, su questo piano, per ascoltare”.
Piero era amato a buon diritto da Antonioni in quanto chiave essenziale dell’opera di colui che, secondo Rossellini era “il solo a poter portare il nome di Michelangelo”.

…riflessioni “intriganti”, liberamente estrapolati dal Catalogo “lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le arti” Mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, fino al 19 giugno 2013

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