CODICE PAESAGGIO : quattro anni di ricerca scientifica. Nel Montefeltro dalle rupi dei Sassi Simone e Simoncello al massiccio del Fumaiolo, dal fiume Marecchia al lago scomparso

by sabine | dicembre 19th, 2012

………é nel Montefeltro, dalle rupi dei Sassi Simone e Simoncello al massiccio del Fumaiolo, dal fiume Marecchia al lago scomparso che Rosetta Borchia e Olivia Nesci hanno cercato di collocare geograficamente i paesaggi che ispirarono pittori rinascimentali come Piero della Francesca, Raffaello e Leonardo da Vinci.

Pittrice e fotografa del paesaggio la prima, geomorfologa e docente all’Università degli studi di Urbino la seconda, li hanno ritrovati in spazi reali e tangibili nascosti tra le colline del Montefeltro, a cavallo tra Marche, Toscana ed Emilia Romagna. Quelle rupi, quelle colline, quei fiumi erano sotto gli occhi di tutti ma nessuno li aveva riconosciuti come sfondo di un ritratto famosissimo: la Gioconda di Leonardo da Vinci.

Dopo quattro anni di ricerche scientifiche, acquisizione di documenti inediti, studio di codici, stampe antiche, analisi geomorfologiche, collaborazioni con storici, geologi, archeologici, e dopo una ricostruzione al computer grazie ad un file ad alta risoluzione del dipinto ottenuto dal Museo del Louvre l’atlante vuole dimostrare la scoperta attraverso illustrazioni che mostrano ingrandimenti del dipinto più noto del mondo e foto del paesaggio. Le due cacciatrici di paesaggio ci mostrano con metodologia come Leonardo abbia utilizzato un codice complesso attraverso il quale a volte comprimeva e altre espandeva la morfologia del paesaggio reale.

Ben 164 tavole illustrate (foto aeree, immagini satellitari, panoramiche, schemi geomorfologici) mettono a confronto il paesaggio dell’opera e quello di oggi: ci sono i Sassi Simone e Simoncello (le due rupi a sinistra della Gioconda, profondamente deteriorate dopo 500 anni), c’è il massiccio del Fumaiolo, c’è il fiume Marecchia, c’è la rupe di Pozzale e persino il Monastero delle Agostiniane di Pennabilli. E sono stati ricostruiti anche elementi che nel paesaggio attuale non ci sono più: il ponte sulla destra ed il grande lago, scomparso a causa di frane.

Tra i codici di Leonardo (codice Arundel, Royal Library-London), le due ricercatrici hanno rinvenuto anche alcuni disegni preparatori di quel paesaggio, fatti presumibilmente nel 1502 (quando al seguito di Cesare Borgia, Leonardo spaziava in quei territori come Soprintendente generale alle fortificazioni militari) o nel 1516 (in un viaggio da Roma a Bologna, fatto insieme a Giuliano de’ Medici e Papa Leone X: lasciata la Toscana, si imboccava la via Ariminensis, proprio dentro il paesaggio dipinto).

Molto intrigante risulta infatti la ricerca sulla relazione del paesaggio col ritratto. Perché mai Leonardo avrebbe rappresentato il paesaggio del Ducato di Urbino alle spalle della ‘toscana’ Monna Lisa? Facendo riferimento allo storico e archivista delle Biblioteche di Roma, Roberto Zapperi, le autrici del Codice P propongono un’altra identità della donna ritratta: Pacifica Brandani, dama alla corte di Urbino, amante di Giuliano de’ Medici, morta dando alla luce il figlio avuto da Giuliano. Quest’interpretazione fu già data negli anni ‘50 dai più grandi storici di Leonardo (Chastel, Pedretti, Perrig). A dare ulteriore forza all’ipotesi c’è il Registro degli Esposti del Brefotrofio di Urbino, dove si dice che il bambino venne poi dato ad una balia. In seguito, Papa Leone X lo portò con sé a Roma. E’ possibile che crescendo, il piccolo abbia chiesto notizie della madre e che Giuliano de’ Medici, avendo Leonardo ai suoi servizi, lo abbia incaricato di realizzare il ritratto?

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