contaminazioni difficili

agosto 14th, 2017

“C’è l’idea che la scultura sia statica, o forse addirittura morta, ma io sento l’esatto contrario. Non sono una persona religiosa-sono un materialista assoluto. Per me il materiale è emozionante e in ultima analisi, sublime. Nel momento in cui creo una scultura, vado in cerca di una spiritualità o di un’etica del materiale . Voglio che il materiale abbia una dinamica, per spingere e muoversi e crescere”

22 luglio – 15 ottobre 2017

Urbino – Palazzo Ducale, Cortile d’Onore

Nel centro del cortile d’onore del palazzo Ducale di Urbino, costruito dall’architetto dalmata Luciano Laurana tra il 1466 ed il 1472 per volontà del duca Federico da Montefeltro il 22 luglio viene esposta, a cura di Ludovico Pratesi,  Elliptical Column, la colonna di acciaio realizzata dall’artista britannico Tony Cragg, considerato uno dei massimi scultori viventi. Un’opera dall’andamento tortuoso, che ricorda le colonne tortili del Baldacchino di San Pietro di Gian Lorenzo Bernini, dove si rispecchiano le linee simmetriche e rigorose della corte rinascimentale.

Un contrasto visivo forte di geometrie , forme e colori, che crea un interessante dialogo tra la misura del Rinascimento, improntata alle teorie di Leon Battista Alberti, del quale il Laurana era stato allievo a Mantova, e le torsioni  della scultura, che si impone come elemento vitale e dinamico sull’ambiente circostante.

L’opera, dall’andamento irregolare, riflette sulla superficie specchiante l’architettura del palazzo, creando un’interessante relazione tra opera e spazio, passato e presente, armonia e movimento.

JESI: nella Piazza dove nacque

agosto 14th, 2017

Nella piazza dove nacque l’Imperatore

 

Jesi una tra le più belle antiche città delle Marche, ora ha anche uno tra i rari grandi musei multimediali italiani. Si perché in una calda, ma non ancora torrida, giornata di luglio, Jesi oltre allo stupendo Lorenzo Lotto ed altre meraviglie raccolte dentro le mura, ha messo in scena il racconto splendido, fantastico ed affascinante del suo più noto concittadino, Federico II di Svevia, appunto STUPOR MUNDI, aperto a Palazzo Ghislieri.
Precedenti iniziative a ricordo, come l’opera di una Fondazione e una contestata statua monumentale, ne avevano mantenuto la memoria, ma non rilanciato la grandezza storica e politica. Ci ha pensato Gennaro Pieralisi, imprenditore e manager che ha ideato e donato questo eccezionale museo multimediale che, con grandezza di mezzi e specifiche alte competenze professionali, (evidentissime anche ad una prima veloce visita), ne ripercorre la straordinaria vita. L’investimento è stato realizzato quasi totalmente con fondi privati (circa 4 milioni di euro) e curato da Anna Laura Trombetti Budresi, Laura Pasquini e Tommaso Duranti su allestimento della Volume S.r.L. di Milano.
Palazzo Gisleri affaccia sulla Piazza dove il 26 dicembre 1194, Costanza d’Altavilla partorì in mezzo alla gente e in una tenda Federico II di Hohenstaufen, poi Imperatore del Sacro Romano Impero e ancor prima re di Germania e di Sicilia. Il cordone ombelicale con Jesi non fu mai definitivamente reciso; infatti Federico II definì affettuosamente ma ufficialmente la patria natia, “la nostra Betlemme” e regalò a Jesi il titolo di “città regia”. Tutte le età della vita dell’Imperatore ci appaiono, e a volte ci travolgono. Immagini belle e accattivanti; suoni evocativi e sorprendentemente contemporanei. Personaggi e luoghi magnifici. Un lavoro paziente, ma sempre vivace e ritmato, narra di un condottiero, del suo falcone (fece della falconeria un’arte ed una scienza raffinatissima), della Scuola poetica Siciliana, di astronomia, medicina e matematica. Un monarca illuminato, un raffinato intellettuale, uno jesino da amare e da studiare. Il suo bagaglio culturale, ancora molto pesante ed in parte da dipanare, può offrire mille altre meraviglie e scoperte. Il museo marchigiano STUPOR MUNDI va in questa direzione.

 

Info: ANSA

RAFFAELLO

luglio 17th, 2017


Nella Casa Raffaello sono esposti alcuni bozzetti per un monumento a Raffaello.
Monumento che verrà realizzato, ma non su uno dei bozzetti esposti. Si sa per certo, infatti, che i bozzetti del concorso, tra i quali sarà scelto quello di Luigi Belli, sono stati tutti restituiti. Il monumento realizzato, posto allora in piazza Duca Federico e spostato nel secondo dopoguerra al Monte nel piazzale dopo la salita di via Raffaello, fu inaugurato nel 1897 al termine di un percorso tormentato, rallentato da lungaggini burocratiche e dalla mancanza di fondi, nonostante le sottoscrizioni aperte a tale scopo. Il concorso, bandito nel 1882, scadeva l’anno dopo. I bozzetti relativi, resi pubblici il 28 marzo 1883 nella ricorrenza del IV anniversario della nascita del Pittore, furono valutati dalla commissione giudicatrice alla fine dell’estate. Luigi Belli, Urbano Lucchesi, György Kiss, i primi tre classificati e premiati. Luigi Belli, vincitore, firmò il contratto il 26 luglio 1885.
Recuperati dai depositi dell’Accademia Raffaello, i bozzetti in mostra fino al 30 luglio, estranei al concorso dunque e dalla provenienza misteriosa, danno il senso di un’epoca e di un interesse particolare per il pittore di Urbino.
Al centro della prima sala, una figura di Raffaello e un bel basamento che reca sulle fronti la traduzione in bassorilievo di alcuni suoi dipinti. Alle pareti fotografie di altri bozzetti, firmati.
Nella seconda sala, fotografie della collocazione del monumento belliano in piazza Duca Federico, immediatamente prima e subito dopo lo scoprimento, la prima pietra recuperata nella piazza stessa. E una chicca: un fazzoletto da tasca da uomo, un gadget (quando si dice che tutto è stato inventato oggi…) per ricordare l’ inaugurazione molto attesa, solenne.
Molto partecipata. Per un entusiasmo vivissimo in Città in tutto l’Ottocento: intitolazione del Teatro, del Liceo, istituzione dell’Accademia Raffaello, acquisto della Casa, il monumento. E i bozzetti, oggi in mostra, anche essi dovuti, per certo, all’amore per l’artista urbinate.
I materiali, che arricchiscono la mostra restituendo l’atmosfera del tempo, sono stati prestati dall’ Archivio Fotografico Verzi & Brunetti di Cefalù, dalle collezioni private di Paolo Marchetti Felici Giunchi di Pesaro, di Maria Luisa Moscati e dalla famiglia Duchi-Tontini di Urbino.
 

camminare walking gehen

marzo 26th, 2017

ARCHES

marzo 16th, 2017

I like arches. They make me go in somewhere and come out somewhere else. They promise surprise, a new view, a new perspective.

I’m a curious person. So this is something I really love.

Arches are also connecting elements: they create communication between the streets, between the houses. They unify single buildings making them become a community. Arches are like bridges. They are important for a town.

GIORNATA INT.DELLA GUIDA ED. 2017 a Gradara (PU)

febbraio 17th, 2017

 

UN GESTO DI SOLIDARIETÀ

febbraio 17th, 2017


UN GESTO DI SOLIDARIETÀ

Guide unite per le Marche

 

Domenica 12 febbraio 2017, un gruppo di Guide Turistiche Abilitate della Provincia di Pesaro e Urbino, assieme ad alcune colleghe di Ancona, ha organizzato una giornata di visite guidate a Macerata e dintorni.

L’iniziativa, nata come un gesto simbolico per dimostrare solidarietà e vicinanza ad un territorio provato dalle recenti scosse sismiche, si è dimostrata una giornata densa di soprese e di bellezza.

 

Forse, non tutti i mali vengono per nuocere: che la nuova ondata di solidarietà ed interesse spinga i viaggiatori, gli storici professionisti e non, ad interrogarsi e a rivoluzionare il nostro concetto di Medioevo Europeo ? Questa è la domanda che ci siamo posti a San Claudio al Chienti ascoltando lo storico Domenico Antognozzi, che coadiuva lo studio ultradecennale del Prof. Giovanni Carnevale, secondo il quale la Francia non è quella al di là delle Alpi (Gallia) e Aquisgrana non è la città di Aachen!

 

L’Abbazia cistercense S. Maria di Chiaravalle di Fiastra è purtroppo una delle bellezze ferite, comunque frequentata da tanti passeggiatori e buongustai in cerca di semplicità e umiltà. Noi Guide Turistiche siamo certi che chi vuole aiutare deve tornarci in questo territorio! Qui si può ammirare un complesso monastico immerso nel verde della Riserva Naturale: la Chiesa con la sua presenza architettonica divisa tra monaci di coro e monaci conversi, i giochi cromatici della pietra pregiata prelevata dalle rovine della vicina città romana di Urbs Salvia.

 

Le Marche sono una pluralità di stimoli culturali e curiosità accattivanti che nella città di Macerata si presentano come patrimonio per tutti e di tutti. Pensare per esempio che dell’antico e diffuso “gioco al bracciale” oggi ne sopravvive un unico “stadio”, lo Sferisterio; che all’Asilo Ricci i bambini sono stati fra i primi sperimentatori del metodo Montessori e che al Museo della carrozza a Palazzo Buonaccorsi abbiamo potuto vivere un percorso museale d’eccellenza.

 

Pane per menti affamate, sguardi con nuovi occhi, cuori aperti alla condivisione:

le Guide abilitate della Provincia di Pesaro e Urbino ringraziano le colleghe

M.Stefania Conti (Guide Turistiche Marche)

Francesca Cola (Meridiana – servizi per il turismo)

Daniela Perroni (Guide Turistiche Delle Marche).

 

 

Danke Grazie Thank you Herr Arend!

febbraio 6th, 2015

…..un modo meraviglioso di “prendere appunti”! Un dono assai gradito!! Inizio a farvelo vedere incominciando con Gradara (PU),casa dei travelingfriends, e anche dei Malatesta, nel Medioevo.

Herzlichen Dank für dieses ganz besondere Reisetagebuch!

Erste Tappe, Gradara (PU), unser Zuhause…und auch das der Feudalherrn Malatesta, im Mittelalter.

Greetings from Gradara in the north of the Marches!Italien-20140919-xGradara-v

LE MARCHE CHE NOI VOGLIAMO

gennaio 19th, 2015

IL DOCUMENTO TANTO ATTESO
Ancona, 15 gennaio 2015 CONSIGLIO REGIONALE MARCHE
LE MARCHE CHE NOI VOGLIAMO
“LA CULTURA L’ALTERNATIVA ALLA CRISI
PER UNA NUOVA IDEA DI PROGRESSO”
Le elezioni regionali si terranno a maggio 2015 e l’Associazione “Italia Nostra Onlus” Consiglio Regionale Marche, intende fornire un proprio contributo alla definizione di quegli obiettivi che – a nostro parere – devono essere posti alla base di un programma serio, sostenibile e coerente, oltre che davvero innovativo, per il governo della Regione Marche da qui al 2020 ed oltre.
LA VISIONE STRATEGICA
Noi riteniamo che il nuovo Governo Regionale debba ispirarsi ad una visione strategica che abbia al centro il miglioramento della qualità della vita e la tutela delle risorse territoriali.
Italia Nostra Marche ritiene che l’obiettivo di fondo della politica regionale debba essere il miglioramento della qualità della vita dei singoli abitanti e dell’intera comunità regionale, con il conseguente miglioramento di tutti quegli indicatori riconosciuti utili a definirla, a livello internazionale e nazionale. Le più recenti definizioni della qualità della vita la coniugano sempre più con il raggiungimento della “felicità/benessere” e sempre meno con il solo Prodotto Interno Lordo (PIL), in caduta libera nel nostro Paese negli ultimi anni.
Già nel lontano 1968 Robert Kennedy, il 18 marzo alla Kansas University, nel discorso passato alla storia come il “discorso sul PIL”, affermò che “non troveremo mai un fine per la Nazione né per la nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico.. (omissis).. il PIL non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la nostra devozione al nostro Paese. Il PIL misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.
Gli anni sono passati e alle nuove idee espresse da Kennedy hanno fatto seguito studi e politiche che hanno razionalmente dimostrato la validità di questa “visione”. Il 22 luglio 2011 l’assemblea generale dell’ONU ha adottato una risoluzione conosciuta come la “risoluzione felicità” che ha rilevato come il PIL “non riflette adeguatamente la felicità ed il benessere delle persone in un Paese” ed ha invitato gli stati membri ad elaborare nuove misure che tengano conto della importanza della ricerca della felicità. Vengono oggi proposti nuovi indicatori del benessere, “oltre il PIL”, quali ad esempio il “better life index” dell’OCSE (2011) che considera 11 parametri: abitazione, reddito, lavoro, istruzione, partecipazione civica, ambiente, amministrazione, salute, soddisfazione personale, sicurezza, equilibrio tra lavoro e vita privata. Su 34 Paesi appartenenti all’OCSE nel 2014 l’Italia è ventesima in graduatoria e tra le ultime in Europa. L’OCSE nel 2013 ci ha ricordato che “l’economia italiana è stata colpita dalla più grave recessione dell’ultimo mezzo secolo in seguito alla crisi economica e finanziaria mondiale. La crescita debole ha ridotto molte pressioni ambientali ma l’Italia dovrebbe integrare le questioni ambientali nella strategia per il rilancio dell’economia. Tra le risorse più importanti dell’Italia si contano un generoso ambiente naturale e una ricca eredità culturale di beni culturali”. Il Segretario Generale dell’ONU nel proprio “Synthesis Report on the Post-2015 Agenda” (Nazioni Unite, N.Y., december 2014) afferma quanto segue: “Gli stati membri dell’ONU hanno convenuto sull’importanza di proseguire lo studio di sistemi di misura per lo sviluppo sostenibile che vadano oltre il PIL. Quindi il lavoro sullo sviluppo di unità di misura del progresso alternative, oltre il PIL, deve ricevere una specifica attenzione dalle Nazioni Unite, dalle istituzioni finanziarie internazionali, dalle società scientifiche e dalle istituzioni pubbliche. Questo sistema deve esattamente focalizzarsi sulla misura del progresso sociale, sul benessere umano, nella giustizia, nella sicurezza, nella eguaglianza e nella sostenibilità. Nuove misure del benessere soggettivo sono potenzialmente nuovi importanti strumenti per la politica”.
Allo stesso modo, la letteratura scientifica degli ultimi decenni ha raggiunto fondamentali acquisizioni sulle determinanti della felicità e le relative politiche di promozione, a partire dal contributo pioneristico di Richard Easterlin sul “paradosso della felicità”, che di fatto riprendono alcune fondamentali intuizioni avute già dal nostro concittadini Giorgio Fuà, e dalla sua “scuola di Economia” di Ancona. Un esempio emblematico è il filone di “Happiness and Economics”, che ha mostrato come vi siano importantissime determinanti della felicità tradizionalmente ignorate dagli economisti e policy-maker “ortodossi”, come il clima di fiducia, la giustizia e la coesione sociale ed i cosiddetti “beni relazionali”, la cui mancata protezione vanifica i progressi raggiunti sul fronte del benessere materiale, ed esaspera lo scontro tra le individualità e culture delle nostre società moderne, sempre più “liquide”, “lobbistiche” e “complesse”. Queste “nuove” determinanti della felicità, però, hanno natura e si fondano su beni pubblici e collettivi, la cui tutela normativa è in buona parte demandata ad una classe politica autorevole e attenta al bene comune.
Chi ancora si attardasse a sostenere che serve più PIL, ponendolo in alternativa al benessere o alla felicità, si relega in una posizione di arretratezza culturale, se non di vera e propria miopia rispetto alle cause profonde dell’attuale crisi socio-economica, che scaturisce proprio dai limiti del suo particolare modello di sviluppo, imperniato sul riduzionismo e l’individualismo del cosiddetto Homo Oeconomicus, e sulla fiducia, ideologicamente cieca, nel sistema degli incentivi di mercato.
A livello nazionale è stato elaborato un indicatore, il Benessere Equo e Sostenibile (BES) da parte del CNEL, dell’ISTAT e del Forum del Terzo Settore. Esso considera 12 dimensioni: ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza personale, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca ed innovazione, qualità dei servizi, politica ed istituzioni. I parametri del BES sono molto puntuali ed utili per essere presi in considerazione. L’aver identificato a livello internazionale e nazionale questi nuovi parametri e dimensioni correlati tra di loro, ci permette di pensare che l’un l’altro possano favorire uno sviluppo equilibrato verso una migliore qualità della vita ed un maggior grado di “felicità”.
L’insieme di queste considerazioni e la storia della nostra regione devono portare l’istituzione regionale a difendere e valorizzare le caratteristiche proprie del territorio e delle comunità locali. Gli abitanti delle Marche hanno un’ attesa di vita tra le maggiori al mondo e le nostre bellezze naturali e culturali rappresentano motivo indubbio di attrazione per un turismo qualificato ma c’è il rischio di provocare il degrado di questi beni comuni con scelte errate. Chiuso il periodo dei grandi impianti industriali con l’entrata in crisi del “modello marchigiano”, con la crisi dell’industria del “bianco” e della cantieristica navale, per lo meno così come l’abbiamo conosciuto, è nostra opinione che vada rafforzata la filiera del “piccolo e bello”. Una regione con pochi abitanti e senza città metropolitane come la nostra deve mettere in rete le sue migliori risorse per valorizzarle come un “MADE IN MARCHE”; per questo, riteniamo importante adottare una visione strategica integrata dello sviluppo del territorio fondata sul principio dello sviluppo sostenibile, eventualmente articolata per aree vaste e, con essa, il rafforzamento:
della rete della produzione alimentare, delle attività agricole di nicchia e dell’agricoltura biologica e OGM free (ricordiamo le “Carta di Arcevia” 1^ e 2^);
della rete Natura 2000 che può rappresentare una forte spinta al mantenimento della biodiversità e, nel contempo, al rilancio di una economia agricola diffusa anche nelle aree marginali;
dell’artigianato locale di qualità, del settore della moda (distretto calzaturiero, del cappello), dell’artigianato diffuso a basso impatto ambientale e non energivoro;
dell’ospitalità turistica per un crescente turismo “verde” basato su sistemi e reti di agriturismi e di B&B recuperando il patrimonio abbandonato;
dello sviluppo, ove necessario, di reti di trasporto sostenibile a servizio del distretto turistico, dell’artigianato, della moda e alimentare;
dell’agevolazione ai piccoli impianti di energia rinnovabile al servizio delle singole aziende e agli impianti fotovoltaici inseriti sui tetti delle fabbriche e degli edifici ristrutturati (non di quelli di valore storico architettonico);
delle aziende innovative, dell’utilizzo delle reti informatiche, della banda larga, delle nuove tecnologie create da aziende fortemente innovative (smart e start);
del supporto alle università marchigiane perché venga finanziata la ricerca applicata e l’innovazione tecnologica a sostegno delle start up (Programma Horizon 2020 i cui fondi non devono essere ridotti -3,8% dal Piano Juncker)
della cooperazione con e tra le università marchigiane per la promozione di programmi di formazione e di ricerca corrispondenti alle reali esigenze del territorio;
delle attività culturali mediante lo sviluppo dei distretti culturali e la tutela dei beni comuni, intesi sia come beni culturali che come beni ambientali;
della partecipazione democratica, da assumere ad ogni livello istituzionale come metodo di governo, ricordando che il territorio ed i beni comuni appartengono ai cittadini e che le amministrazioni pubbliche li devono amministrare nell’interesse dell’intera collettività.
In questa ottica la Macroregione Adriatico Ionica può costituire un’occasione per ottenere risorse economiche europee per mettere a valore i nostri caratteri peculiari, salvaguardare il nostro patrimonio culturale, storico e paesaggistico-ambientale, valorizzare le risorse sociali più attive e pronte al rinnovamento, le attività economiche sostenibili e innovative; in definitiva per valorizzare le nostre eccellenze, non certo per incrementare il consumo di suolo. Il Governo regionale deve sempre ricordare che la Costituzione afferma che “l’iniziativa economica privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale” (art.41) e che “la proprietà privata è garantita dalle legge che ne determina i limiti di godimento allo scopo di assicurare la funzione sociale” (art. 42)
Quindi dobbiamo fermare l’insensata deriva cementificatrice e distruttrice della nostra terra e del nostro mare, troppo spesso attuata nel solo interesse economico e industriale (soprattutto nel settore edilizio, petrolchimico ed energetico). Il riferimento è rivolto in particolare ai due progetti dei rigassificatori di Porto Recanati e Falconara/Ancona, alla vicenda del biogas ed alla tentata “truffa ideologica” della VIA postuma, ai progetti di depositi del biogas, alle devastanti infrastrutture viarie della Quadrilatero e all’uscita Ovest da e per il porto di Ancona, al mancato raddoppio ferroviario della linea Falconara – Orte sacrificato al rischioso collocamento territoriale del collegamento delle linee ferroviarie adriatica e romana (bypass ferroviario Falconara), alle autorizzazioni per insediamenti edilizi e centri commerciali proposti in vari comuni, alla diffusione di impianti per l’energia rinnovabile nelle aree agricole e fin sulle vette dell’Appennino. Tutto ciò programmato ed attuato non tenendo in alcun conto l’azione fortemente critica e sempre ampiamente documentata e motivata da parte dei cittadini, spesso organizzati in comitati spontanei ed in Associazioni, che si è concretizzata con iniziative giudiziarie e proposte di legge ad iniziativa popolare. Tali azioni sono state motivate dalla chiusura della classe politica alle richieste dei cittadini e del territorio, da amministrazioni che hanno sempre ostinatamente impedito un’effettiva partecipazione democratica alle scelte, in spregio alle stesse direttive comunitarie. Sarà pertanto necessario contrastare tutte quelle norme contenute nella legge nota come ”Sblocca Italia” varate dal Parlamento in danno al territorio, alla partecipazione, ai beni comuni appartenenti ai cittadini. Sarà necessario rivedere e riscrivere quelle leggi regionali vigenti, alcune delle quali approvate anche nell’ ultima legislatura, che comportano il depauperamento e la perdita delle risorse naturali.
E’ inoltre necessario stabilire, in seguito alle modifiche istituzionali intervenute riguardanti le Provincie, se le importanti e delicate competenze in campo ambientale delegate alle Provincie rimarranno alle stesse (con la dovuta autonomia dal potere politico dei sindaci posti a capo delle nuove provincie) o se torneranno alla Regione Marche o se finiranno ai Comuni che diventeranno ancor di più controllori e controllati in evidente conflitto di interesse, ipotesi da rigettare in toto.
IL PROGRAMMA
Una volta condivisa la visione strategica il programma dovrà prendere in considerazione i parametri/dimensioni citate dall’OCSE e dal BES ed individuare le azioni da sviluppare per migliorare la qualità della vita, considerando i vari fattori tra di loro interconnessi. Nell’ambito delle nostre competenze e delle nostre motivazioni istituzionali, i temi per i quali possiamo portare un contributo diretto sono quelli che vanno sotto il nome di ambiente e territorio, il paesaggio ed il patrimonio culturale, la istruzione e la formazione, la partecipazione democratica.
L’AMBIENTE E IL TERRITORIO
L’ambiente necessita di una profonda e programmata attività di risanamento idrogeologico ed ecologico; questo dovrà rappresentare il maggiore impegno della Regione Marche per i prossimi cinque anni.
IL BUON GOVERNO DEL TERRITORIO
Il nostro Paese ha la fortuna, e di questo deve essere orgoglioso, di avere una Costituzione che all’art. 9, tra i compiti della Repubblica, sancisce quello della “tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico e naturale della nazione” e che all’art. 32 inserisce quello della “tutela della salute”; compito questo che ha strette correlazioni con l’ambiente di vita e di lavoro della popolazione.
La Costituzione medesima pone la prevalenza dei beni di cui all’art. 9 ed all’art. 32 rispetto ai beni inclusi nel titolo “dei rapporti economici” e in particolare rispetto alla tutela dell’iniziativa economica e della proprietà privata. Affinché tale gerarchia costituzionale di valori trovi attuazione, noi riteniamo che il territorio marchigiano debba essere quanto più rapidamente protetto da ulteriori urbanizzazioni fino ad arrivare all’obiettivo del “consumo netto zero di suolo” posto dalle linee guida europee per il 2050; questo vuol dire, ad esempio, che deve essere ripresentata ed approvata nella prossima legislatura (se non lo sarà nella attuale) la proposta di legge di iniziativa popolare sulla “tutela del paesaggio ed il governo sostenibile e partecipato del territorio”, nel testo firmato da ben 8717 cittadini marchigiani; una legge che assicura garanzie sul raggiungimento di questo necessario obiettivo. E’ ormai arrivato il tempo di affrontare la questione dell’eccesso di impermeabilizzazione del suolo e della sua correlazione con le sempre più devastanti conseguenze degli eventi calamitosi, soprattutto nella zona collinare con terreni argillosi dove si produce un grave dissesto ed erosione del suolo e quindi è necessario impedire l’utilizzo di suolo agricolo per ulteriori cementificazioni, per inutili lottizzazioni e infrastrutture; per questo è necessario congelare le previsioni dei PRG vigenti che ad oggi prevedono nuovi alloggi per almeno un altro mezzo milione di abitanti; una previsione che non ha alcuna aderenza con la nostra realtà demografica. Si deve affermare il principio, da concretizzare con adeguati strumenti di finanziamento pubblico e incentivazione fiscale, che ove necessario si possa e si debba ricostruire sul già costruito, operando contestualmente per la messa in sicurezza sismica e per il miglioramento energetico e funzionale degli edifici, utilizzando tecniche che consentano il minor consumo del suolo e la sua minor impermeabilizzazione.
Le attività economiche dovranno riutilizzare, laddove vi fossero le esigenze, le strutture esistenti e inutilizzate presenti in grandi quantità sul territorio; per lo più capannoni costruiti negli anni passati grazie agli incentivi dei vari governi. In tal senso va anche modificata la legge nota come “piano casa”, prorogata dalla Regione Marche fino al 2016, che ha previsto la possibilità di ampliare le volumetrie già costruite addirittura nelle zone di massima tutela dei parchi regionali. Sul metanodotto Brindisi Minerbio che tocca anche le Marche si chiede che la prossima Giunta confermi la contrarietà alla realizzazione dell’opera, con l’impegno di confermare tale opzione in sede ministeriale, qualora la Regione Marche sia chiamata a fornire un parere, e di negare anche l’intesa Stato – Regione, se necessario, per bloccare ogni avvio dell’infrastruttura. Le persone che considerano il Paesaggio del proprio luogo di vita “affetto da evidente degrado”, e dunque una potenziale fonte di malessere, sono l’11,1% nelle Marche. La preoccupazione per il depauperamento del territorio e la perdita di qualità del paesaggio è più avvertita dai cittadini delle Marche rispetto alle altre regioni con l’ incremento più vistoso nel periodo 1998-2012, dal 9,8 al 17,4%, del totale degli abitanti, in conseguenza dell’incremento di suolo urbanizzato negli ultimi 10-15 anni.
PARCHI E RISERVE NATURALI .
Aumentare la superficie a parco e riserva.
Migliorare l’ambiente vuol dire anche rifinanziare i tanti progetti della rete Natura 2000, dei Parchi e delle riserve naturali, insieme costituenti la “Rete Ecologica delle Marche(REM)”, aree utilizzabili sia come fattore di conservazione dei valori naturalistici, sia come sede di sviluppo turistico sostenibile. La Rete Natura 2000 è altrettanto importante dei Parchi e delle Riserve perché consente l’utilizzazione controllata del territorio, finanziata dalla stessa UE. La REM, a nostro parere, nel prossimo futuro deva essere ampliata con la costituzione dei parchi dei Monti Catria e Nerone e del Monte Pennino, come richiesto da associazioni e da comitati di cittadini, nonché con la integrazione nel Parco del Conero, della contigua riserva marina di cui Italia Nostra propone il riconoscimento fin dal 1988!
E’ necessario, altresì, che nel prossimo Programma Triennale Regionale delle Aree Protette (PTRAP) sia prevista l’istituzione di altre aree protette come la Selva di Castelfidardo e l’area storica della omonima battaglia, dando seguito alla indicazioni della L.R. n. 5/ 2010, ma anche la Riserva della foce del Metauro (prevista nel 2003 e successivamente stralciata), nel rispetto delle indicazioni della Rete Ecologica Marche. E’ importante sottolineare come le aree storiche delle battaglie di Castelfidardo e di Tolentino, luoghi della memoria, siano fattori sia di conservazione dei valori naturalistici e storici sia di sviluppo turistico sostenibile. E’ in itinere la progettazione dei piani di gestione delle aree S.I.C. regionali, e a questo fatto positivo dovrà far seguito il finanziamento operativo di detti piani. Bisogna poi ricordarsi dei parchi archeologici previsti dal Codice dei beni Culturali e Paesaggistici. E’ infine necessario porre fine alle attività estrattive collocate in aree tutelate e/o che pongano a rischio i beni culturali ed ambientali (ad es. Gola della Rossa, Monte dell’Angelo di Arcevia, cave del Catria e del Pesarese, la Piana di Maiano a Cagli).
L’ AGRICOLTURA .
Per una agricoltura naturale e non intensiva.
L’agricoltura, a distanza di 14 anni dall’avvio della PAC, è ancora largamente intensiva (cioè di tipo industriale) con il risultato di un progressivo ed esteso abuso di pesticidi e la denaturazione ormai capillare delle colline, andando a determinare un danno ambientale difficilmente recuperabile per la perdita di suolo, per il rischio idrogeologico, per la perdita di resilienza degli ambienti rurali, per la trasformazione innaturale del paesaggio, un danno economico in quanto si continua a sostenere con i fondi del Piano di Sviluppo Regionale (PSR) l’agricoltura industriale con possibili sanzioni dall’UE, un danno alla salute diretto per gli agricoltori e le loro famiglie e indiretto per tutti attraverso i residui chimici che troviamo nell’acqua e sui cibi, un danno allo sviluppo di altre possibili attività produttive turistiche, culturali ed economiche “sane”. Per quanto riguarda il recupero delle aree interne di montagna, si ricorda anche la carta di Avellana sottoscritta da diversi soggetti nel 1996.
I FIUMI .
Bisogna studiare i fiumi, non trattarli con la cura della ruspa.
I fiumi richiamano immediatamente l’attenzione sulla questione della sicurezza e sulla necessità di prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico. L’esperienza degli ultimi anni ci dice che è necessario ripensare norme sciagurate che non tengono conto della diversità e della funzionalità dei corsi d’acqua. Il fiume non è un canale artificiale ma un sistema vivente! Un approccio serio al problema deve prevedere la costruzione di un sistema informativo sulla situazione dei danni e degli interventi, realizzati e da fare, di un quadro delle diverse possibilità tecniche di intervento, di un tavolo di discussione tra esperti sui più efficaci sistemi di monitoraggio, sulla comprensione del ruolo delle diverse componenti del sistema idrico di bacino nella determinazione dei danni lungo l’asta principale. Se si tenesse conto della correlazione tra interventi di rettificazione e rimaneggiamento artificiale su ampi tratti degli alvei fluviali, con il conseguente aumento della frequenza dei danni e della loro intensità nei tratti di fiume interessati dalla “cura della ruspa”, ci si renderebbe conto del grave errore che si sta commettendo e che si sta per ripetere colpevolmente.
MOBILITA’ E TRASPORTI .
E’ necessario potenziare il trasporto pubblico su ferro.
Noi riteniamo che sia necessario chiudere la fase dello sviluppo di nuovi collegamenti stradali per affermare l’obiettivo di favorire il trasporto pubblico su rotaia, rispetto a quello su gomma, sia per i danni collaterali sotto l’aspetto del consumo di territorio e dell’inquinamento atmosferico, sia per l’aumento dei costi di manutenzione di percorsi stradali duplicati. Sono evidenti in particolare gli sfasci ambientali determinati dalla Quadrilatero e quelli che sarebbero provocati dall’appena nata “Società Centritalia” per completare la Fano-Grosseto, se fosse realizzato il nuovo tracciato, già contestato dai comuni della valle. La Regione, nell’ambito della Legge Obiettivo e dei relativi accordi Stato – Regione, deve indicare come prioritario il completamento del raddoppio della linea ferroviaria Falconara – Orte (su cui spostare i fondi previsti per il bypass ferroviario), la riprogettazione del collegamento della linea ferroviaria Falconara – Orte con la Ancona – Bologna in funzione del futuro arretramento dell’intera linea ferroviaria. Questa inversione di tendenza comporta l’ investire risorse importanti nel potenziare la attuale rete ferroviaria interna attraverso una modernizzazione comprensiva delle tratte Civitanova-Macerata-Fabriano-Pergola come già fatto per la Ascoli-Porto d’Ascoli. Vuol dire verificare la sostenibilità economica di altri progetti sostenuti dai territori come ad esempio la Fano-Urbino, la Porto S. Giorgio-Fermo-Amandola e la “ferrovia dei due mari” da Ascoli Piceno verso il Tirreno. Una linea interurbana interna su cui investire le notevoli somme oggi investite sul trasporto locale su gomma. Se è necessario, visto il disinteresse di Trenitalia a garantire il servizio pubblico, si crei una nuova azienda pubblica o pubblica privata dei trasporti ferroviari come avvenuto in altre regioni (Sangrisana docet). Contestualmente deve essere rivista l’organizzazione del trasporto passeggeri su gomma che dovrà essere reso complementare al servizio su ferro e non alternativo.
L’ INQUINAMENTO. E’ necessario rafforzare l’azione contro l’inquinamento con un programma strategico per procedere alla bonifica di tutte le aree a rischio per la salute, per l’ambiente, per le risorse idriche e alimentari.
La Regione Marche ha aree ad alto inquinamento come l’AERCA di Falconara (il Sito inquinato di Interesse Nazionale (SIN) di Falconara M.) e della Vallesina dove, nonostante il mutismo degli enti responsabili, prima una ricerca dell’Istituto Tumori di Milano e poi finalmente il Ministro della Salute hanno scoperchiato il segreto di Pulcinella, e cioè l’incremento del rischio di neoplasie per i residenti attorno la raffineria di Falconara. Massimo allarme deriva dalle informazioni recentemente rese note sul fatto che le Marche sono la prima regione per esistenza di zone da bonificare rispetto all’amianto. L’inquinamento dei fiumi e dei mari rappresenta anch’esso un problema che deve essere risolto con il potenziamento degli impianti di depurazione e la repressione dei reati ambientali di cui si chiede l’inserimento nel Codice Penale. L’inquinamento del suolo va affrontato attivando al massimo la raccolta differenziata ed il riciclaggio delle materie prime secondarie, con una seria politica di riduzione nella produzione dei rifiuti, di riciclaggio – recupero e riuso, raccolta dei rifiuti porta e porta, evitando la valorizzazione energetica dei rifiuti in inceneritori (termovalorizzatori) e/o cementifici con la produzione di CSS o altri derivati. Indicativo è il dato fornito dall’Eurobarometro, lo strumento della Commissione europea di analisi dell’opinione pubblica, secondo il quale il 56% delle persone pensa che la qualità dell’aria respirata sia peggiorata, idea che in Italia è condivisa dall’ 81% della popolazione (rapporto Legambiente 2014).
L’ applicazione della normativa europea così come interpretata dalla regione Marche sul controllo degli inquinamenti va rivista perché è assolutamente illogico che il controllo dell’inquinamento atmosferico di fondo cittadino avvenga analizzando l’aria di un parco cittadino (la Cittadella) sopra una collina ventosa, come avviene ad esempio in Ancona.
Anche in questa ottica una nuova politica dei trasporti pubblici su ferro contribuirà a risolvere parte delle situazioni di inquinamento atmosferico monitorate, anche se in modo insufficiente (poche centraline), dalla rete dell’ARPAM, con particolare riferimento alle PM 10 e 2,5, spesso superiori ai limiti consentiti dalle norme europee. E’ necessario incrementare le aree pedonali e le Zone a Traffico limitato nei centri urbani, nonché la mobilità elettrica. Anche in questa ottica si è contrari alla realizzazione dell’Uscita ad Ovest dal porto di Ancona, l’area più inquinata della Regione.
IL PAESAGGIO ED IL PATRIMONIO CULTURALE
La cultura ed il paesaggio rappresentano un valore fondamentale ed identitario che caratterizzano fortemente la nostra regione
Il citato art. 9 della Costituzione Italiana prevede che la tutela riguardi anche il patrimonio storico ed artistico ed il paesaggio e quindi tutta la categoria dei beni culturali, così come indicati esplicitamente dal Decreto Legislativo n. 42/2004, più noto come “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. La nostra regione si è sempre caratterizzata per la capillarità e la ricchezza del tessuto insediativo, sul quale si è incardinata nei secoli la presenza dell’uomo fin dal neolitico passando poi per i Piceni, i Galli Senoni, i Greci, i Romani, i Longobardi e i Bizantini, fino al medioevo, al rinascimento con le signorie dei Da Varano, Malatesta, Montefeltro e via via fino ai giorni nostri. Di questa fitta e variegata organizzazione del territorio resta evidente testimonianza nelle tracce della centuriazione romana, nel fitto reticolo stradale, nei numerosi e importanti siti archeologici, negli edifici religiosi spesso scrigni di arte e di architettura sparsi ovunque dalle remote campagne alle pendici montane, e soprattutto nella miriade di centri storici, dai più minuscoli alle città costiere, ricchi di architetture e opere d’arte. I centri storici sono stati oggetto di attenzione dalle ormai famose “Carte di Gubbio” che prescrivono il loro restauro conservativo.
Tutto questo patrimonio culturale va in primo luogo difeso e conservato in ogni dove, dai piccoli centri murati di collina e di montagna in via di spopolamento e minacciati dal degrado, alle città più grandi soffocate da una espansione edilizia spesso caotica, dove la principale minaccia è costituita dall’incuria e dai rischi della cementificazione, come nel comune di Porto Recanati per la lottizzazione al Burchio (al momento bloccato dalla nuova amministrazione comunale), come a Loreto per la lottizzazione in località Pizzardeto, come a Recanati sul Colle dell’Infinito, come per alcuni parchi eolici proposti sugli Appennini. Poi il patrimonio culturale, una volta difeso e conservato, va fatto conoscere e correttamente valorizzato ai fini culturali e turistici, a fini di ricerca, di didattica, di formazione, superando la situazione attuale dove, se si eccettuano le città d’arte e i luoghi di maggiore interesse turistico, manca una incisiva rete informativa e di promozione regionale. Una diversa gestione ed una efficace promozione di tanti luoghi ricchi di potenzialità turistiche e culturali aiuterebbe le iniziative spesso frammentarie ed improvvisate (non per colpa loro) dei singoli comuni con risultati modesti e con un impiego dispersivo delle già poche risorse.
La Regione Marche deve quindi avviare un programma di coordinamento con gli enti locali, collaborando tramite le proprie articolazioni ed uffici, insieme alle strutture decentrate del Ministero dei Beni Culturali, le Soprintendenze, al fine di promuovere la conoscenza e quindi la valorizzazione del patrimonio culturale del territorio, anche nel campo della ricerca e dell’editoria, supportando i comuni e le associazioni volontarie, tra le quali vanno citate anche le Pro Loco, nel progettare reti informative ed eventi di dimensione sovra comunale promovendo e sostenendo forme nuove e più ampie di offerta turistica.
L’ISTRUZIONE E LA FORMAZIONE
Per un rinascimento educativo che promuova la creatività e l’innovazione.
In Italia, nel periodo 2008-2014, mentre la spesa pubblica è aumentata (+12,9%), i tagli più drastici hanno riguardato la ricerca scientifica con un -31,1%, l’istruzione universitaria con un netto –9,6%, la scuola con una diminuzione del 6,5% (Dati della Tesoreria dello Stato illustrati in Senato a dicembre 2014 riportati su ”Scienza in rete Gruppo 2003”)
Il territorio con i suoi beni culturali rappresenta, per le cose fin qui dette, un motivo forte di identità regionale che deve trovare spazio nella educazione e formazione fin dalla più giovane età degli studenti. Quando nelle nostre realtà locali si assumono iniziative di conoscenza del nostro notevole patrimonio si assiste sempre ad una notevole adesione e partecipazione da parte dei cittadini, così come buona adesione raccolgono i corsi di aggiornamento per insegnanti su detti argomenti ed alto valore formativo ricoprono, ad esempio, i corsi di archeo chimica realizzati da alcune scuole secondarie nella nostra Regione, di comune accordo ed interesse con le istituzioni preposte alla tutela. L’educazione al patrimonio deve essere un asse portante del rinascimento educativo che deve caratterizzare, a nostro parere, le nuove generazioni, attraverso una convinta opera di sensibilizzazione, istruzione e formazione legata al territorio, facendo riferimento per gli aspetti ambientalisti ai centri di educazione ambientale (CEA). Questo obbiettivo può essere raggiunto con il determinante contributo del MIUR regionale, affinché vengano inseriti tra i programmi didattici la riscoperta e lo studio del patrimonio ambientale e culturale dei nostri territori.
La Regione, anche di concerto con le altre realtà (parchi, comunità montane, comuni) dovrebbe investire maggiormente sulla formazione di guide e operatori turistici, in modo da migliorare l’accoglienza e la promozione, e il livello culturale-ambientale. Anche in questo caso potrebbero essere di aiuto le associazioni di volontariato, assegnando loro un minimo di risorse economiche.
LA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA
Democrazia è partecipazione
Il governo regionale dovrà essere orientato, a nostro parere, al raggiungimento di una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte tramite una corretta informazione ed uno spazio decisionale variamente graduato, in particolar modo per quel che riguarda le scelte per il territorio. In proposito occorre tener presente che l’ordinamento europeo e la Convenzione di Aarhus impongono tale approccio garantendo la più piena partecipazione dei cittadini interessati alle scelte, normative e amministrative, che riguardano l’ambiente e ponendo doveri di coinvolgimento del pubblico in capo ai soggetti pubblici. In tale senso l’art. 18 della PDL ad iniziativa popolare “tutela del paesaggio ed il governo sostenibile e partecipato del territorio”, prevede la partecipazione ai processi decisionali utilizzando i nuovi principi europei di accesso all’informazione, superando la applicazione strettamente burocratica e limitativa della L.241 risalente all’ormai lontano 1990. Più in generale, vogliamo proporre alla futura classe politica regionale un nuovo metodo di pensiero e azione “collettivi”, affinché essa si impegni ad una trasparente, onesta e fiduciosa collaborazione con tutta la società civile ed il suo ricco associazionismo. Questa nuova apertura, rifuggendo da tentazioni lobbistiche ed elettorali di corto respiro, può consentire l’attivazione spontanea di idee ed energie nuove, capaci di suscitare micro-soluzioni originali a macro-problemi di rilevanza ormai sistemica ed epocale. In generale, infatti, una politica radicata nelle esperienze locali e più ampiamente condivisa sin dalla sua gestazione assicura un maggiore impatto ed efficacia. Per non rimanere in propositi utopici, è però necessario trasformare le regole e le prassi di formazione e partecipazione alle scelte pubbliche nel senso di una maggiore chiarezza, pubblicità e trasparenza procedurale. Del resto, l’esperienza recente sul fronte nazionale ed internazionale mostra come la soluzione di grandi sfide non possa essere demandata in modo semplicistico all’alternativa classica tra “stato” o “mercato”. Occorre invece una nuova sintesi di entrambi, in vista dello specifico e complementare apporto reso dalla società civile. Per attivare questo apporto, occorre trasformare e semplificare la Pubblica Amministrazione in una realtà comprensibile, efficiente e prossima al Cittadino, che sappia suscitare fiducia, spirito di collaborazione e condivisione nel perseguimento dei suoi fini istituzionali. Per questo, le nuove tecnologie informatiche per l’eGovernment possono aiutare, ma esse richiedono anche un analogo cambiamento culturale delle logiche organizzative spesso verticistiche e autoreferenziali della PA, verso un maggiore decentramento.
CONCLUSIONI
In base a quanto esposto è evidente che, per noi, le risorse disponibili dovranno essere impegnate in iniziative per migliorare la qualità della vita, a cominciare dalle iniziative contro il consumo del suolo e il dissesto del territorio che dovrà essere l’impegno principale del nuovo Governo Regionale, per poi puntare sui settori che noi riteniamo nevralgici per il prossimo futuro, come precedentemente illustrato.
Siamo altresì convinti, come peraltro affermato anche dal rapporto 2014 di Federcultura che sia “la cultura l’alternativa alla crisi per una nuova idea di progresso”, affermazione che è presente nel sotto titolo al presente documento e che forse oggi potrebbe essere declinata al plurale, le “culture”, dato che sono più affluenti ad andare verso la foce unica.
Le idee proposte in questo documento non sono certo esaustive né costituiscono da sole un programma di governo, cosa che non è nei fini istituzionali dell’Associazione Italia Nostra Onlus bensì rappresentano il contributo di cittadini che, volontariamente e gratuitamente, sono impegnati quotidianamente sul territorio per l’attuazione dell’art.9 della Costituzione Italiana, a tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione.
Il Consiglio Regionale Marche di Italia Nostra Onlus ha deciso di inviare il presente documento a tutte le forze politiche che si vorranno proporre per il Governo della Regione alle prossime elezioni amministrative. L’obiettivo, dichiarato, è che proposte ed idee presenti in questo documento siano fatte proprie da quanti più soggetti politici e contenute espressamente nei loro programmi per poi realizzarle veramente.
L’associazione si riserva di organizzare incontri pubblici per la diffusione del presente documento ed ogni altra iniziativa in grado di sensibilizzare i cittadini affinché essi stessi possano esprimere un voto responsabile coerente con i contenuti del presente documento ove condiviso, rispetto ai programmi che saranno proposti dai vari soggetti politici. Tenendo presente poi che le buone idee vanno avanti con le gambe delle persone sarà anche opportuno che gli elettori, oltre la forza politica da votare, scelgano con oculatezza le persone a cui affidare la realizzazione dei programmi ed in definitiva il proprio futuro e quello della comunità marchigiana.
RINGRAZIAMENTI
Il Consiglio Regionale Marche dell’Associazione Italia Nostra Onlus infine ringrazia tutti coloro che hanno collaborato alla redazione del presente documento ed in particolare ringrazia coloro che hanno fornito il proprio contributo critico di cui si è tenuto conto nel documento:
-Edoardo Biondi, già professore di Botanica presso la Università Politecnica delle Marche
-Gabriele Fangi, professore di Topografia presso la Università Politecnica delle Marche
-Paolo Maddalena, vice presidente Emerito della Corte Costituzionale
-Nicola Matteucci, economista, professore presso la Università Politecnica delle Marche e
la United Nations University (UNU)- MERIT Olanda
-Franco Pedrotti, botanico, professore emerito presso la Università di Camerino
-Riccardo Picciafuoco, architetto e paesaggista
-Gilberto Piccinini, storico, presidente della Deputazione di Storia Patria delle Marche
-Michele Polverari, critico d’arte, già Direttore della Pinacoteca di Ancona
-Francesco Scarabicchi, poeta e scrittore
-Elisa Scotti, avvocato, professore di Diritto e direttore del Master per l’Innovazione della Pubblica Amministrazione presso la Università di Macerata
-Fabio Taffetani, professore di Botanica presso la Università Politecnica delle Marche.
IL PRESENTE DOCUMENTO E’ CONDIVISO DALLE ASSOCIAZIONI
Federazione Pro Natura Marche, Forum Paesaggio Marche, Italia Nostra Marche, Legambiente Marche, L’Onda Verde, Lupus in Fabula, Terra Mater, WWF Marche
Sabine Jacobs

sull’altra sponda, 2015!

dicembre 29th, 2014

Dopo tanta

nebbia

a una

a una

si svelano
le stelle

Respiro

il fresco

che mi lascia

il colore del cielo

Mi riconosco

immagine

passeggera

Presa in un giro

Immortale

 

Giuseppe Ungaretti